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Patologie del tennis

Tre le patologie del tennis, quella più comune è senza dubbio quella chiamata ” gomito del tennista “, o meglio, epicondilite omerale.

Il gomito del tennista non è altro che una sintomatologia dolorosa localizzata nella zona esterna del braccio all’altezza del gomito che coinvolge l’epicondilo laterale.

È dovuta ad una infiammazione e potrebbe presentare anche una parziale lesione del tendine che mette in connessione le fibre muscolari alle ossa.
Molto spesso le cause di tale infiammazione sono da ricondursi a traumi anche di piccole entità a livello del polso o dell’avambraccio.
Questo tipo di lesione viene associata al tennis per la frequenza con cui si riscontra fra i praticanti di tale sport, ma può interessare anche soggetti che non praticano alcuna attività sportiva e che comunque svolgono professioni che sollecitano in modo continuo e ripetuto i muscoli estensori del polso e della mano.

I sintomi sono caratterizzati dal dolore al gomito, che può irradiarsi ai muscoli dell’avambraccio e farsi più acuto mentre si effettua una estensione del polso e della mano. Inizialmente il dolore compare solo se si esegue il movimento tecnico o se si solleva un peso.
In seguito anche i semplici gesti quotidiani, come una stretta di mano, aprire uno sportello, sollevare una bottiglia, possono causare un dolore intenso e persistente nella zona dell’inserzione dei muscoli dell’avambraccio e debolezza del braccio. I tradizionali esami radiologici non sono di aiuto nella diagnosi di questa patologia, possono infatti solo rivelare la presenza di calcificazioni in prossimità dell’inserzione dei tendini.

Spesso si può riscontrare debolezza o dolore quando si effettua una pressione vicino alla zona superiore del braccio.

Le finalità del trattamento, sono quelle di attenuare il dolore ed il gonfiore, attraverso l’azione combinata di varie tecniche riabilitative, tra le quali:
• La somministrazione di farmaci antinfiammatori non steroidei;
• Applicazione di ghiaccio nella zona da trattare;
• Iniezioni locali di cortisone solo nei casi in cui il dolore persista anche dopo gli altri trattamenti;
• Laserterapia;
• Terapia ad ultrasuoni per rompere il tessuto cicatrizzato, stimolando così l’aumento del flusso sanguigno nella zona per aiutare la guarigione;
• L’utilizzazione di un tutore che immobilizzi avambraccio e gomito per circa 2 o3 settimane.

Perché non vi siano ulteriori lesioni, il tutore può essere indossato durante l’esecuzione di esercizi o movimenti che potrebbero sollecitare l’articolazione infortunata.

Ovviamente è necessario limitare alcune attività.
Mantenere una buona muscolatura a livello del braccio e dell’avambraccio aiuta a stabilizzare l’articolazione del gomito riducendo il rischio di infortuni, per questo motivo è buona regola una volta superata la fase acuta dell’infiammazione eseguire un programma specifico che abbia tali finalità.

Gli esercizi consigliati richiedono l’utilizzo di piccoli attrezzi, come palline da tennis, manubri e clavette;
vanno effettuati con entrambi gli arti e devono essere preceduti sempre da un piccolo riscaldamento, inoltre devono essere eseguiti in serie da 3 con ripetizioni di 10 o 15 per ogni esercizio.
Esercizio 1:
impugnare una pallina da tennis con ambedue le mani e stringere con forza.
Esercizio 2:
impugnare una clavetta e tenere il gomito flesso a 90° in modo da avere l’avambraccio perpendicolare al terreno, eseguire quindi delle circonduzioni del polso sul piano frontale, in senso orario e in senso antiorario.
Esercizio 3:
braccia distese avanti, impugnando un hand-roller alla quale è stata applicata una fune che sostiene un peso di circa 500g, avvolgere la fune il più rapidamente possibile sia in avanti che in dietro.
Esercizio 4:
impugnare un manubrio ed effettuare una flessione del gomito a 90°, l’avambraccio deve essere parallelo al terreno, a questo punto supinare e pronare l’avambraccio tenendo sempre il braccio aderente al corpo.
Esercizio 5:
in piedi impugnando un manubrio con l’arto superiore disteso in basso e l’avambraccio in supinazione, flettere ed estendere l’avambraccio mantenendo il braccio vicino al corpo.
Esercizio 6:
in piedi impugnando un manubrio con l’arto superiore disteso in basso e l’avambraccio in pronazione, flettere ed estendere l’avambraccio mantenendo il braccio aderente al corpo.
Esercizio 7:
in piedi impugnando un manubrio con l’arto superiore disteso in basso e l’avambraccio in supinazione, flettere l’avambraccio sollevando il manubrio, pronare il braccio e tornare nella posizione di partenza, con il braccio in pronazione. Flettere ed estendere l’avambraccio alternando quindi pronazione e supinazione.
Abbiamo trattato l’argomento ” patologie del tennis “.